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Quello lasciato da Subway e FILA con Tratto Pen, che or sono due
anni ha compiuto il suo trentesimo d'età (età in cui l'uomo si fa
uomo e la penna penna), è piuttosto un solco. Che sembra farsi via
via più profondo. Non solo perché i suoi affezionati lo sono sempre
di più e perfino con maggiore consapevolezza. E questo è già un
tratto - ops! - un solco. Ma alla fin fine le due parole vanno qui
a braccetto come innamorati: Tratto è un solco lasciato nel terreno
della fantasia.
E ha compiuto il suo secondo anno di partecipazione al Workshop.
Che del resto ha ideato, promosso e sponsorizzato. E la cui
profondità si misura anche con il livello dell'iniziativa. Non sono
forse profondi per definizione i segni lasciati dalla letteratura
narrativa e, specialmente, dalla poesia? Non appartengono forse ai
più lodevoli compiti gli sforzi intrapresi, se non da tutti, almeno
da buona parte degli editori, per farci conoscere quel che la gente
scrive? Tutte queste cose, non crescono forse sotto il segno
dell'intelligenza, dell'apertura, dell'inventiva, della fantasia e
della creatività?
Appunto in quest'aura si è iscritta l'edizione del Workshop di
scrittura creativa ed editoria Tratto Pen 2007. E non dimentichiamo
che nello stesso anno Subway distribuirà 3.750.000 copie di
libriccini! Una quantità impressionante. E lo farà nelle principali
fermate metropolitane di Milano Roma e Napoli, in quelle dei
vaporetti di Venezia e oggi anche presso fermate scelte della
metropolitana di Palermo.
Il piacere di partecipare al Workshop si è percepito in ogni
aspetto dell'evento. Piacere di ascoltare la competenza degli
oratori; constatare le passioni incrociate di docenti e discenti;
toccare con mano l'attenzione che ha animato gli incontri.
Incontri di autori noti con altri non ancora, e dei primi e dei
secondi con gli editori, che rappresentano la faccia più crudamente
realistica dell'approccio all'arte della scrittura, e coi critici.
E il Workshop ha ormai dimostrato che quest'arte è qualcosa che si
può perfino imparare. Con buona fantasia, applicazione e impegno.
Ed è un'arte che può aver bisogno di incoraggiamento. E l'incontro
ha pure dimostrato che gli editori non meritano poi tutti i
pregiudizi che fioccano nei loro confronti.
In qualità di vincitori del concorso indetto durante l'edizione
scorsa dell'iniziativa firmata Subway e Tratto Pen, i 18 giovani
autori e autrici, tutti sotto i 35 anni, sono stati appunto
premiati con la partecipazione al Workshop di quest'anno. E con la
pubblicazione. Sono in tanti ormai in Italia a leggiucchiare qua e
là i loro testi, mentre vanno da casa all'ufficio e ritorno, o a
trovare qualche amico o amica o soltanto a zonzo per la città.
Nelle stanze della milanese Mediateca di Santa Teresa, un tempo
chiesa barocca edificata per l'ordine delle carmelitane scalze -
tanto per saperlo - l'austerità degli spazi originali è stata
preservata e al tempo stesso ammorbidita dall'intervento di
architetti e designer. Dalla precedente edizione del Workshop
conosciamo già buona parte degli oratori. Come Davide Franzini,
curatore di Subway Letteratura e autore lui stesso, e Alessandro
Zaccuri, critico letterario che quest'anno ha chiuso gli incontri
del Workshop. E altri, di cui si dirà fra poco. Si è cominciato con
la sessione plenaria tenuta appunto da Davide Franzini, Piero
Frova, Direttore marketing di FILA, e Alessandra Casella, attrice,
presentatrice, amante della lettura e finalmente scrittrice. Che si
è svolta al piano terra, in una grande e alta sala con stucchi e
affreschi affacciata con un bel finestrone sulla corte d'ingresso.
Qui si sono tenute le riunioni plenarie, quelle cui tutti hanno
partecipato, poeti o narratori che fossero, in pratica le sole
organizzate in precedenza.
Ma rispetto all'edizione passata quest'anno ci sono state anche
sessioni dedicate. Alla poesia e alla prosa. Al primo piano, entro
uno spazio raccolto, stavano sedute attente e silenziose sei
persone, che una settima intratteneva. Nell'ascoltare la verace
profondità con cui Davide Rondoni si riferiva alla parola poetica
(le poesie di Rondoni sono state tradotte in Francia, Spagna,
Russia e Stati Uniti) la concentrazione era assoluta. Una parola
"accesa", anzi una lingua, diceva l'autore forlivese, nato in
quella città che sta nel meditullium della Romagna. È l'area
centrale, così la descrive un certo Dante nel De Vulgari
eloquentia. E c'è da credere che anche lui, quel Dante, se solo
avesse saputo cosa sia un workshop, avrebbe sgomitato per
partecipare. Magari addirittura come docente.
Scendendo poi al piano seminterrato, in contemporanea con quella
poetica si è tenuta la sessione dedicata alla narrativa. Ancora una
volta è intervenuto Raul Montanari, che avevamo incontrato nella
passata edizione, che ha già pubblicato un bel mucchio di libri e
che si capisce che di letteratura ci capisce. L'atmosfera della
prosa ha mostrato vibrazioni un po' diverse rispetto a quelle della
poesia. Quasi che le due profondità pretendessero ognuna il proprio
segno originale, a cominciare dall'atmosfera delle stanze e dal
temperamento dei partecipanti. Raul Montanari ha fatto capire molto
bene quel che significa scrivere. Cosa significa inventare storie,
creare intrecci o plot, architettare trame, sviluppare
racconti.
Poi è stata la volta degli esercizi creativi. Il primo giorno
seguendo le indicazioni assegnate, il secondo esponendo i lavori. E
dopo le esercitazioni la gente ha mangiato, in atmosfera
conviviale. Un cosiddetto light lunch, insomma un pranzetto
leggero.
Fatto ritorno al salone delle sessioni plenarie, i partecipanti
hanno rinnovato il piacere di incontrare Davide Longo, già
conosciuto al trentesimo compleanno di Tratto (considerando la
presenza dello stesso Davide Franzini, gli incontri hanno raccolto
un'insolita partecipazione di davidi. Quasi una stirpe). Con lui
c'era anche Marzia Corraini, editrice. Con quella sua voce
discreta, delle parti di Torino, dove fra l'altro insegna alla
scuola Holden, Davide Longo ha fatto dono del suo apprezzabile
realismo - è necessario conoscere i propri limiti; non lo è, anzi
può riservare cocenti delusioni, tenere a modello sempre e solo il
massimo dei massimi. Forse non è neppure il caso di averne troppi,
di modelli. Con l'editrice Marzia Corraini l'autore ha raccontato
la nascita del progetto editoriale che abbiamo già incontrato: La
vita a un tratto. Storia di Piero, scritto come sappiamo a quattro
mani, da Davide Longo, appunto, e da Tratto Pen.
Poi il secondo giorno, che era domenica, è intervenuto Alberto
Rollo, direttore editoriale di Feltrinelli e editor egli stesso.
Quella dell'editor è una figura di solito nell'ombra, o il cui nome
non compare sulle copertine, ma che aiuta parecchio a far sì che un
manoscritto si trasformi legittimamente in libro. È così che Rollo
ha parlato del famoso caso di Federico Moccia con il suo Tre metri
sopra il cielo. Dopodiché tutti, docenti e discenti, hanno firmato
per attestare la loro partecipazione. L'assemblea si è sciolta fra
saluti cordiali, la gente si è incamminata alla spicciolata
attraverso il cortile della ex chiesa barocca. E via della Moscova,
con le rare auto della domenica, ha dolcemente accompagnato le loro
creatività e le loro poetiche, il sapore delle narrazioni e i
numerosi talenti di Tratto Pen. Che se ne stava, discreto, nel
taschino di tutti.
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Davide Rodoni
Davide Longo
Alberto Rollo Alessandro Zaccuri Davide Franzini |