Matite e memorie: il viaggio di Paolo Taroni attraverso la storia di FILA

Diario Creativo incontra il collezionista che ha trasformato una scoperta casuale in un archivio ricco di memorie e significato

 

Ci sono passioni che nascono in punta di piedi, quasi per caso, e che con il tempo si trasformano in un impegno autentico, costante, silenzioso. È successo anche a Paolo Taroni nei primi anni ’80, quando poco più che ventenne entrò in una vecchia cartolibreria del borgo di Faenza.

L’insegna sbiadita, la vetrina polverosa, l’arredamento essenziale: tutto in quel piccolo negozio sembrava sospeso nel tempo. Dietro al bancone, un anziano signore, più collezionista che commerciante, accoglieva con discrezione appassionati di ogni età, creando un piccolo punto d’incontro per chi cercava qualcosa da aggiungere alla propria collezione.

Fu proprio lì che, tra monete e francobolli, spuntò una scatolina di metallo verde, con la scritta FILA attraversata da una matita. Incuriosito, Paolo decise di acquistarla.

Non poteva saperlo, ma quel gesto, apparentemente casuale, avrebbe segnato l’inizio di una passione lunga una vita...

Da allora, matite, pastelli, segnalibri, scatole, materiali pubblicitari e qualsiasi oggetto marchiato FILA hanno attirato il suo interesse. Una ricerca paziente e meticolosa, tra mercatini dell’usato e oggetti a volte incompleti o segnati dal tempo. Negli anni, l’euforia del ritrovamento ha lasciato spazio a una selezione più rigorosa, orientata alla ricerca di pezzi perfetti, integri, capaci di raccontare al meglio il passato.

Con il supporto e l’incoraggiamento di altri collezionisti, Paolo ha compreso il valore storico della propria raccolta e la sua capacità di documentare decenni di storia. A gennaio 2025, è stata allestita a Faenza la prima mostra pubblica con una selezione della sua collezione, intitolata “Quando matite e pastelli coloravano la nostra vita”, da lui stesso curata. Un’occasione per valorizzare il lavoro di raccolta e conservazione svolto negli anni, offrendo uno sguardo sul valore culturale e storico di strumenti creativi che hanno accompagnato intere generazioni.

Abbiamo intervistato Paolo per approfondire le radici di questa sua passione, il significato di custodire un archivio così particolare e il legame profondo che lega oggetti, memoria e creatività. Buona lettura!

 

1. Cosa ti ha emozionato, la prima volta, nel trovare quelle scatole di matite dimenticate in cartoleria?

Nei primi anni Ottanta, poco più che ventenne, avevo l’abitudine di visitare una vecchia cartoleria poco prima di Natale, per acquistare francobolli da aggiungere alla mia collezione (allora il collezionismo era principalmente Filatelico e Numismatico). Il proprietario era un simpatico signore che collezionava e vendeva, ma quella volta dietro al bancone il mio sguardo si appoggiò su alcune scatole di metallo verdi con una matita che attraversava la parola FILA… In quel momento la mia mente mi riportò all’età delle scuole elementari quando usavo matite e pastelli FILA, e quel giorno uscì da questo negozietto anche con le mie scatoline di matite FILA. Da qui, l’interesse è aumentato allargandosi inizialmente ai segnalibri, per poi abbinarci tutti prodotti della produzione FILA fino alla metà degli anni 70.

 

2. Tra tutti i pezzi che hai raccolto, ce n’è uno che per te rappresenta davvero l’essenza della collezione?

L’oggetto che per me significa FILA è l’espositore pubblicitario che rappresenta una classe degli anni 40. Non so spiegare esattamente perché questo oggetto continui ad affascinarmi e “catturarmi”. Forse perché, per il ragazzino che ero, rappresentava un piccolo grande investimento; oppure perchè la grafica è molto accattivante e dettagliata (da notare che la classe è solo di bambini, oggi siamo abituati a vedere classi miste, mentre allora maschi e femmine venivano separati); o forse perché era fragile, e questo lo rendeva ancora più affascinante. Posso dire che questa pubblicità l’ho vista due volte in quarant’anni, quando lo comprai e quando a gennaio ho risvegliato tutti questi oggetti che “dormivano”. Anche lei ha trovato il suo spazio, riemergendo per mettersi in mostra in una vetrina di casa.

3. Cosa ti ha spinto, dopo tanti anni di collezione “privata”, a condividere tutto in una mostra pubblica?

Come tutti i collezionisti, abbiamo sempre la convinzione di avere pochi oggetti e non interessanti, così ho continuato ad accumulare per quasi 40 anni. Poi qualche anno fa ho avuto modo di conoscere altri collezionisti di matite: Giovanni Renzi e Ezio Melgazzi, che mi hanno fatto capire che la mia collezione era ampia ed interessante. Da lì a poco, ho incominciato a pensare come avrei potuto esporre i miei oggetti per farli vedere e conoscere al pubblico e non tenerli solo per me. La soluzione mi è stata proposta dalla banca BCC di Faenza, che mi ha concesso le loro vetrine adibite ad esposizioni.

4. FILA è un marchio che ha fatto parte della quotidianità di milioni di italiani. Cosa rappresenta per te, a livello affettivo e culturale?

FILA è l’azienda che mi ha accompagnato nei miei primi anni scolastici, ricordo le singole matite che acquistavo e le scatoline di pastelli, dove all’interno trovavo i segnalibri. Erano i primi anni 70, è l’azienda che mi ha permesso di disegnare, scrivere, che mi ha accompagnato nella crescita scolastica. È da questi ricordi che è iniziata la mia passione.

 

5. Che valore ha, secondo te, conservare e raccontare la memoria di oggetti “semplici”, come matite e pastelli?

Il collezionare per me ha due valori: il primo è quando giro per mercatini e trovo un oggetto interessante, che mi manca, è la soddisfazione di avere qualcosa di nuovo. Una volta a casa, subentra la curiosità di capire che oggetto è, di che periodo e cercare risposte alle domande che si vengono a creare, e alla fine di questo percorso la soddisfazione di avere “salvato” un oggetto della nostra storia.  Il secondo valore è relativamente recente: è il piacere di raccontare quello che ho trovato e troverò per far conoscere una piccola nicchia della vita degli italiani, ricreando nostalgia per chi ha vissuto quegli anni, e suscitare curiosità ed interesse a chi è più giovane.

 

6. Che evoluzione immagini per il tuo archivio nei prossimi anni?

Sicuramente continuerò a cercare oggetti e informazioni per arricchire la mia collezione, nello stesso tempo sto cercando di trovare associazioni, enti, privati, comuni, ecc. che siano interessati ad esporre questi oggetti, perchè vorrei riuscire a rendere la mostra itinerante. Per ultimo ma non meno importante mi piacerebbe vedere realizzato un museo FILA, perché dal passato si costruisce il nostro futuro.

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