L’agenda 2030 per la sostenibilità spiegata ai bambini

Che cos’è l’agenda 2030?

Il 25 settembre 2015, quasi 200 paesi membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), tra cui l’Italia, si sono riuniti per porre la base di un grande progetto: costruire un presente e un futuro migliori per le bambine e i bambini, le donne e gli uomini di tutto il mondo, ma anche per il pianeta, la casa che tutti abitiamo.

Quel giorno, i capi e i rappresentanti dei Paesi chiamati a raccolta si sono dati 17 obiettivi, comuni e generali, e 169 traguardi specifici da raggiungere entro il 2030, fissando così una vera e propria agenda, con appuntamenti e scadenze, dal carattere universale e con validità a livello internazionale.

A questo punto, forse, sarai curioso (o curiosa) di sapere di quali obiettivi si tratti, o magari ti domandi perché tu debba interessarti all’Agenda 2030, o forse, più semplicemente, ti chiederai: che cos’è concretamente quest’Agenda di cui tanto senti parlare?

Proviamo a dare una risposta a queste domande partendo proprio dall’ultima.

Di fatto, l’Agenda 2030 è un programma d’azione comune, che nasce dalla consapevolezza che il modo in cui viviamo e in cui intendiamo lo sviluppo economico non è sostenibile a livello ambientale (e anche sociale in molti casi).

Avrai sicuramente già sentito usare la parola “sostenibilità”, quasi sempre a proposito di ambiente e clima, e qualche volte a proposito di economia e società, e forse già sai che questo termine si usa per parlare della capacità di sfruttare le risorse e i beni presenti sul nostro pianeta, facendo in modo che tutti i suoi abitanti, di oggi e di domani, ne possano avere una parte.

I grandi del pianeta, quindi, per la prima volta nella storia dell’umanità hanno riconosciuto che nella nostra società esistono delle profonde disuguaglianze, dal momento che, per esempio, non tutte le persone hanno a disposizione cibo e acqua, né tutti i bambini hanno l’opportunità di andare a scuola; perciò, hanno promesso di fare, promuovere e sostenere tutte le azioni necessarie per migliorare la vita sulla Terra, per tutti.

Per realizzare un progetto così grande è necessario che partecipino e collaborino quante più persone possibili e, per questo, l’ONU ha chiesto ad ogni paese e a ciascuna persona di dare il proprio grande o piccolo contributo così da ottenere i miglioramenti e i risultati sperati entro il 2030; quindi questo programma riguarda proprio tutti, noi tutti!

Gli obiettivi dell’agenda 2030

Ci rimane ora una sola domanda a cui rispondere, quella sui 17 obiettivi dell’agenda 2030:

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Come hai letto poco fa gli obiettivi sono generali, il che significa che si riferiscono a questioni grandi e complesse, come la povertà, la fame, la salute, la difesa della natura, il lavoro, e la pace; ma non sono stati scelti casualmente.

Ognuno di essi, infatti, è legato agli altri e dipende dagli altri, proprio come le maglie di una rete da pesca dipendono l’una dall’altra e non potrebbero esistere senza quelle vicine.

Così raggiungere l’obiettivo 4, chiamato “istruzione di qualità”, cioè permettere a tutti i bambini e a tutte le bambine, anche a quelli e a quelle che vivono una situazione svantaggiata, di frequentare una buona scuola significa raggiungere anche l’obiettivo 5, cioè offrire a donne e uomini le stesse opportunità.

Allo stesso modo, per realizzare un obiettivo fondamentale come il numero 3, cioè garantire la salute e il benessere di tutti, bisogna innanzitutto vivere in un pianeta sano, un luogo dove le acque sono pulite (obiettivi 6 e 14), dove il clima non cambia tanto velocemente (obiettivo 13) e dove è possibile proteggere la biodiversità, cioè la varietà degli atri esseri viventi, animali e vegetali (obiettivo 15).

Come vedi, quindi, gli obiettivi sono tutti connessi, ma ce ne sono due a cui è stata data particolare importanza:

  • Obiettivo 1, eliminare la povertà
  • Obiettivo 2, sconfiggere la fame

Non è un caso che questi obiettivi siano i primi due della lista: non è soltanto perché la fame e la povertà sono due dei problemi più gravi che affliggono l’umanità, ma anche, e soprattutto perché solo un mondo in cui ognuno ha una casa in cui vivere, e dove ciascuno può comprare il cibo di cui ha bisogno, senza essere costretto a mendicarlo o a guadagnarselo con lavori umilianti e pericolosi, può essere un mondo in cui la violenza, le ingiustizie e le discriminazioni cedono il posto a uguaglianza, senso di comunità, giustizia e prosperità.

Perché è importante spiegare l’Agenda ai bambini

La serietà e la concretezza del progetto è dimostrata anche dal fatto che l’attività di ciascun paese – dove sono chiamati a cooperare società civile, imprese, mondo della politica, governi e amministrazioni – viene sottoposta al costante monitoraggio dell’ONU che, attraverso lo High-Level Political Forum, ne analizza i dati e ne valuta i progressi. Oltre a ciò, poi, occorre ricordare che sostenitori dell’impresa sono – tra gli altri – la Commissione europea, dinanzi alla quale Ursula von der Leyen, nel 2019, presentava un ambizioso programma d’azione con l’obiettivo di realizzare gli obiettivi dell’Agenda, e, in Italia, l’ASviS, ossia l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

È importante poi ricordare soprattutto a genitori e insegnanti quanto sia decisivo il ruolo della comunicazione e dell’educazione rivolte a giovani e ai bambini (anche ai più piccoli) in questo contesto. Un vecchio adagio recitava: “i bambini sono il futuro”. E lo sono davvero: i bambini di oggi saranno gli adulti che erediteranno il mondo in cui viviamo, e, se non agiamo con tempestività i problemi che affliggono il pianeta non potranno che accrescersi. Forse, per questa semplice ragione, ha ancora senso sperare che, insegnando ai bambini valori come quelli sottesi all’Agenda 2030, potremo trasmettere agli adulti di domani le competenze necessarie per esercitare una cittadinanza attiva e responsabile.

Come spiegare l’Agenda ai bambini a scuola

I docenti nelle scuole sono chiamati ad una sfida quanto mai ardua: affrontare, durante le loro lezioni, tematiche complesse, scomode e ostiche persino per il mondo adulto, alla presenza di una classe di studenti che ancora non conoscono il senso profondo nascosto dietro ben noti sintagmi, quali “sviluppo economico sostenibile”, “società pacifiche” o “energia pulita”.

Qualche utile consiglio sull’approccio migliore da adottare per uscirne vittoriosi ci arriva da un uomo di scienza quale Telmo Pievani, il quale suggerisce di spiegare l’Agenda mostrando agli alunni – un po’ come abbiamo cercato di fare all’inizio – le relazioni profonde che sussistono tra gli obiettivi dell’Agenda, e, al contempo, quelle che nella vita reale collegano le azioni e i comportamenti di tutti noi, insistendo soprattutto sul ruolo delle loro azioni individuali.

Chiaramente, un linguaggio semplice ed efficace è d’obbligo: per facilitare l’apprendimento, a sostegno di esempi concreti devono essere scelte parole precise (la cui scelta, a sua volta, deve riflettere chiarezza e precisione di pensiero), mettendo al bando vuoti sostantivi astratti.

Quanto, poi, ai materiali da utilizzare per la didattica di questi temi, è possibile ricorrere all’aiuto di Internet e della tecnologia, esplorando, ad esempio, il sito di Unicef dove è presente una guida destinata a giovani e bambini, dal titolo “Il mondo che vogliamo”; oppure, per chi voglia servirsi del formato cartaceo, è possibile adoperare i libri realizzati dalla FAO, come “La tua guida alla FAO”, “Lavoriamo per Fame Zero – Libro di Attività sulla Giornata Mondiale dell’Alimentazione” e “Cambiamo il futuro delle migrazioni – Libro di attività”.

Come spiegare l’Agenda ai bambini a casa

Se la scuola può, e deve, utilizzare soprattutto i mezzi della cultura e gli attrezzi propri dell’attività meramente intellettuale, la famiglia può integrare l’indispensabile attività di analisi e comprensione dei concetti astratti con l’atto pratico e l’esempio.

A questo proposito vale la pena mettere in evidenza il peso e gli effetti del comportamento di ciascuno di noi anche riguardo alle scelte di acquisto. Acquistare consapevolmente significa infatti tenere di conto anche dell’impatto che questi prodotti e servizi hanno a livello di sostenibilità ambientale e sociale.

Si può ad esempio raccontare che cosa sta dietro la produzione di un bene come uno smartphone, o anche di un plico di carta, facendo notare al bambino, nel caso in cui si scelga di non acquistare quel determinato prodotto, l’effetto positivo determinato da questa scelta.

In ogni caso, occorre essere onesti ed assumersi le proprie responsabilità in maniera più decisa di quanto fatto finora e affrontare il futuro con spirito critico ma sempre positivo!

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