IL DIRITTO AD ESSERE BAMBINI E RAGAZZI OGGI

Antonella Schena Istituto degli Innocenti, Responsabile del Servizio segreteria generale, sistemi IT e Museo degli Innocenti   L’Istituto degli Innocenti (che comprende anche il Museo degli Innocenti) è una delle più antiche istituzioni italiane dedicate alla tutela dell’infanzia. Dal 5 febbraio 1445, giorno in cui venne accolta la piccola Agata Smeralda, l’Istituto opera ininterrottamente in […]

Antonella Schena
Istituto degli Innocenti, Responsabile del Servizio segreteria generale, sistemi IT e Museo degli Innocenti

 

L’Istituto degli Innocenti (che comprende anche il Museo degli Innocenti) è una delle più antiche istituzioni italiane dedicate alla tutela dell’infanzia. Dal 5 febbraio 1445, giorno in cui venne accolta la piccola Agata Smeralda, l’Istituto opera ininterrottamente in favore dei bambini e delle famiglie associando all’accoglienza l’attenzione all’arte, nella convinzione, oggi come ieri, che la bellezza sia fondamentale nella vita di ciascuno di noi. Da anni FILA sostiene le attività culturali dell’Istituto e le attività educative proposte a bambini, scuole e famiglie all’interno della Bottega dei Ragazzi.

Quello che segue è il secondo contenuto speciale che l’Istituto ha realizzato in esclusiva per Diario Creativo per condividere spunti, suggestioni e visioni sul ruolo dell’educazione, della tutela e dei diritti di bambini e ragazzi.

Il 20 novembre del 1989 è una data importante che segna l’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC). Una ricorrenza celebrata con la Giornata internazionale sui diritti dei bambini. Un’occasione per tenere viva l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sullo stato di benessere dei bambini e dei ragazzi e sull’attuazione di tali diritti. La Convenzione, infatti, ha dato avvio ad una nuova fase del processo di rinnovamento e rafforzamento dei diritti umani, affermando un’idea di bambino più reale e concreta, con proprie originalità e potenzialità, un soggetto capace di partecipare attivamente alla vita sociale di una comunità. Ma come è noto, i diritti richiedono un impegno costante per essere applicati ed esercitati, sia a livello istituzionale, che personale nella vita di tutti i giorni.

Perché è importante conoscere e diffondere la Convenzione ONU sui diritti dei bambini
Conoscere la Convenzione ONU sui diritti dei bambini è importante non solo perché in essa sono enunciati principi giuridici fondamentali per esercitare da parte degli adulti la protezione e la tutela dei soggetti minori di età, ma soprattutto perché in essa sono contenuti valori pedagogici che hanno determinato un cambiamento di paradigma epocale della concezione dell’infanzia e dell’adolescenza nella nostra società. Per lungo tempo i bambini sono stati invisibili agli occhi delle istituzioni e molto spesso considerati soggetti incompiuti da dominare e proteggere, in attesa di diventare adulti capaci di esercitare i propri diritti ed esprimere le proprie opinioni. Con l’approvazione della Convenzione ONU il bambino è divenuto un soggetto attivo di diritti, al quale finalmente è stata riconosciuta la sua umanità.

 

L’affermazione della cultura dell’infanzia è un fenomeno abbastanza recente avvenuto nel corso del ‘900 definito, con molte aspettative, da parte di Ellen Key il secolo dei fanciulli.

Sappiamo oggi che quanto finora fatto nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza è solo l’inizio di un percorso che purtroppo, anche alla luce di quanto stiamo vivendo in questo preciso momento storico e in molti paesi del mondo, non è sufficiente a garantire la piena affermazione dei loro diritti.

La Convenzione è un documento importante per gli Stati che lo hanno sottoscritto (è il documento che ha ricevuto più ratifiche in quanto tutti gli Stati rappresentati alle Nazioni Unite lo hanno firmato ad eccezione degli Stati Uniti d’America). Infatti, ogni Stato che ha ratificato la Convenzione (l’Italia lo ha fatto nel 1991) è impegnato nella sua applicazione e diffusione, nel monitoraggio della reale condizione dei bambini nel proprio paese, con l’obiettivo di elaborare azioni politiche concrete capaci di sostenere la crescita dei bambini e degli adolescenti sotto ogni aspetto.  Di questo lo Stato deve rendere conto alla Commissione ONU sui diritti attraverso un Rapporto da presentare ogni 5 anni. La Commissione, a sua volta, rivolge allo Stato le sue osservazioni e raccomandazioni per migliorare la sua applicazione. In Italia il supporto a tale attività di monitoraggio è fornito dal Centro nazionale di documentazione ed analisi per l’infanzia e l’adolescenza, gestito dall’Istituto degli Innocenti di Firenze.

Tuttavia la strada dei diritti bambini non è segnata solo da una “via giuridica” per il pieno riconoscimento dei diritti di protezione e tutela, da documenti o testi ufficiali, ma anche da una “via pedagogica” costituita da piccole “molliche di pane e da sassolini bianchi lasciati per terra” nel lungo percorso di crescita di ogni bambino e ragazzo.

Crescere sapendo di essere ascoltati
Come dicevamo, i diritti si esprimono non in astratto, ma nel concreto attraverso relazioni intersoggettive di varia natura e livello. Ecco perché genitori, educatori e insegnanti, l’intera nostra società giocano un ruolo fondamentale nella concreta attuazione dei diritti dei bambini e del loro ruolo nella società. Tale relazione deve svolgersi su un piano di parità, di reciproco riconoscimento della comune dignità umana. Occorre quindi una sensibilità pedagogica per uscire, ad esempio, dal paradosso di comprendere cosa possa significare ascoltare un bambino di pochi anni: come si può ascoltare l’opinione di qualcuno che non è ancora in grado di esprimerla? Per fare questo occorre una grande capacità di ascolto da parte dell’adulto che si esprime attraverso il dialogo, attraverso i sensi e il contatto fisico, attraverso gli sguardi e espressioni del viso (Musi). È un ascolto profondo, a tratti empatico, che quindi si esprime attraverso la relazione con il bambino.

Secondo Winnicott l’ascolto deve essere praticato attraverso i gesti quotidiani, attraverso le attenzioni rivolte né troppo tardi, né troppo presto, ma al momento esatto in cui vengono richieste. Il bambino in sostanza ha diritto ad essere preso sul “serio”. Non può valere quanto spesso si sente dire che i bambini sono troppo piccoli per avere certi diritti!

L’altro paradosso è ritenere che i bambini potranno pienamente esercitare i propri diritti di partecipazione quando non saranno più bambini! Nel corso della storia molto spesso si è escluso pensando di agire a fin di bene, determinando processi di marginalizzazione dei soggetti più deboli. Il paternalismo ha accompagnato per molti anni l’esclusione dei bambini dalla piena titolarità dei loro diritti.

I diritti si mantengono vivi se sono agganciati alla storia, al mutare delle condizioni di vita dei singoli e dei gruppi e comunità che sperimentano il presente. Da questo punto di vista il cammino dei diritti dei bambini e delle bambine è di fatto appena iniziato.

Parole chiave sui diritti dei bambini: i grandi cambiamenti cominciano da piccoli
Molti sono i principi importanti contenuti nella Convenzione ONU. Per una lettura integrale della Convenzione e dei suoi tre Protocolli opzionali, approvati successivamente, rimandiamo alla nuova versione italiana pubblicata dal Centro nazionale di documentazione, che pur mantenendo la struttura originale ha voluto rendere il testo più vicino al linguaggio odierno e più rispettoso nei confronti dei bambini e degli adolescenti, attraverso l’attenzione all’identità di genere, sostituendo il termine “minore” con persone di minore età , il termine  “fanciullo” con bambini e adolescenti .

Vorremmo tuttavia soffermarci su alcuni diritti “chiave”, che hanno una forte componente educativa da tenere in particolare considerazione nella nostra vita quotidiana di genitori, educatori e amministratori pubblici.

Il diritto a non essere discriminati (art. 2)
Ogni bambino non deve essere mai discriminato per le caratteristiche soggettive che esprime (tratti fisici, biologici o culturali come ad esempio il genere, l’appartenenza etnica, culturale e religiosa, la condizione sociale familiare ed economica, la disabilità, l’orientamento sessuale).

Il migliore interesse del bambino e dell’adolescente (art. 3)
Questo diritto nasce dall’esigenza di stabilire un criterio valido per orientare la scelta da parte di adulti chiamati a prendere decisioni riguardanti questioni rilevanti per la vita di un bambino o di una bambina, troppo piccoli per prendere decisioni da soli. Il concetto in chiave pedagogica può essere letto attraverso il concetto di bisogno: l’educazione deve quindi corrispondere ai bisogni di crescita del bambino.

il diritto del bambino e del ragazzo ad essere ascoltato (art. 12)
Rientra in un gruppo di diritti che con la Convenzione vengono rivolti per la prima volta all’infanzia e all’adolescenza.

Il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (art.6)

Questo diritto si intreccia con le diverse velocità delle geografie delle diverse infanzie presenti nel mondo, nelle forti disparità geografiche ancora presenti nel mondo, nei diversi tipi di infanzie.

Il diritto alla partecipazione
Viene finalmente esteso ad ogni bambino e ragazzo in forma piena e completa, facendone un soggetto attivo di diritti al pari dell’adulto (Alfredo Carlo Moro): dalla protezione siamo passati al riconoscimento della loro partecipazione libera ed autonoma.

Cittadini in crescita: lo sguardo sul futuro dei bambini e dei ragazzi

Una società che non si prende cura dei bambini e della loro qualità di vita, è una società che va necessariamente incontro a gravi problemi.

Gli Stati e le istituzioni internazionali si pongono degli obiettivi da raggiungere per il miglioramento della condizione di vita dei bambini e dei ragazzi, che spesso rimangono disattesi a livello globale.

Occorre tuttavia mantenere alta l’attenzione verso una categoria di persone che costituiscono il nostro futuro sociale ed economico.

Anche l’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite (2015) ha evidenziato l’importanza di raggiungere alcuni obiettivi che riguardano le persone che non hanno compiuto 18 anni. Basti pensare ai temi della riduzione della povertà (obiettivo 1), della salute (obiettivo 3), dell’istruzione (obiettivo 4), dell’uguaglianza di genere (obiettivo 5), città sostenibili (obiettivo 11). Si aggiunge poi il fatto che milioni di bambini e bambine vivono in paesi che sono fuori dalla portata di questi obiettivi. Occorre pertanto che le comunità, le istituzioni pubbliche, le organizzazioni e associazioni non governative, ma anche imprese private si assumano proprie responsabilità nel mettere al centro della loro azione lo sviluppo sostenibile e la tutela dei diritti di bambini e ragazzi.

Occorre che anche nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), in corso di costruzione, i bambini e i ragazzi vengano messi al centro delle strategie di risposta al cambiamento climatico, riconoscendoli nel ruolo di agenti del cambiamento per una co-progettazione partecipata degli interventi.

Prima dello scoppio della pandemia da Covid 19, che ci auguriamo di potere superare presto, l’Istituto degli Innocenti ha presentato nel 2019 un documento contenente alcuni spunti per un “Manifesto sui diritti dei bambini”. Il documento porta alla nostra attenzione punti di riflessione importanti anche alla luce di quanto sta avvenendo in questo ultimo periodo, nell’ottica di affrontare sfide determinanti per garantire un futuro ai nostri bambini e ragazzi, quali la sostenibilità ambientale intesa come dimensione ecologica, alimentare, di benessere fisico e psicologico, il potenziamento dell’offerta educativa con il sistema integrato 0-6 anni. Inoltre abbiamo potuto constatare in questo periodo di pandemia come il tema del rapporto dei bambini e degli adolescenti con le nuove tecnologie digitali sia davvero molto importante.

I nuovi strumenti disponibili, a cominciare dall’utilizzo della rete Internet, possono essere utili e necessari per l’educazione e il tempo libero di bambini e ragazzi, ma occorre che tali ambienti digitali siano maggiormente a misura di bambini e ragazzi, più rispettosi ad esempio dei diritti di privacy. Occorre accompagnare i ragazzi all’acquisizione delle competenze utili a cogliere le opportunità dell’innovazione digitale, mantenendo però al contempo la capacità di esercitare un pensiero critico e favorendo la maturazione delle competenze emotive necessarie nelle relazioni online.

Occorre lavorare a un vero e proprio patto intergenerazionale. La promozione e la salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’accudimento, la cura, l’educazione hanno bisogno di un rapporto significativo con le generazioni adulte a cui è richiesto un’assunzione diffusa di responsabilità.

I diritti dei bambini sono diritti attuali che ci costringono a guardare in modo nuovo al futuro. C’è bisogno di un patto di sostenibilità, di una prosperità equa e condivisa entro i limiti fisici e biologici del pianeta. Le istituzioni, ai diversi livelli, devono esplicitare i contenuti delle proprie politiche e i tempi della loro attuazione, in modo da consentire una partecipazione attiva al loro sviluppo e un controllo democratico sulla loro effettività.

 

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